
Un’antica storia buddhista nota come ‘La parabola del seme di senape racconta di una donna cui un giorno, all’improvviso, muore il figlio di otto anni. Folle di dolore, prende tra le braccia il bambino e percorre in lungo e in largo il villaggio scongiurando la gente di aiutarla. Qualcuno la indirizza verso il luogo dove il Buddha è seduto in meditazione. Così la donna lo raggiunge per chiedergli aiuto. Lui le assicura che sì, potrà aiutarla, non prima però che lei abbia portato a termine un compito: riportargli un seme di senape, preso in una famiglia mai colpita dalla morte.
La donna così comincia ad andare in giro per il villaggio nella speranza di trovare quel seme. La storia narra che bussò di casa in casa ma non riuscì a trovare una famiglia che non fosse mai stata colpita dalla morte. Rendendosene conto comprese che la morte colpisce ogni essere vivente e che il dolore ci accomuna. Questo le permise di fermarsi e seppellire il fanciullo.

Dopo la morte di sua madre, la giovane Maia, mi raccontò che quel distacco aveva dissolto il suo modo di percepirsi nel mondo, la sua fede, la sua visione della vita. La perdita si spaccava in mille sfaccettature. Era incredula di quanto il dolore fosse totalizzante: le toglieva energia fisica e mentale. Mi confidava di sentirsi malata, pazza, abbandonata. Sentiva morte molteplici parti di se stessa. Tante perdite dentro una sola unica grande morte. Un lutto, molteplici lutti. E alla fine, anche la paura.
“Dimentico di mangiare, poi dormo, piango, scoppio di rabbia, mando via tutti. Poi chiamo, chiedo. Mi faccio nutrire con una minestra e un pezzo di pane caldo. Mi lascio cadere sulla terra del mio orto e scavo, cerco tracce, impronte, passaggi di lei. Cerco Dio che non trovo, di colpo la mia fede è diventata solo incertezza. Il dolore stritola, e volte, libera. A voi dico, non usate troppe parole con me, forse nessuna. State, se potete, sostate con me. Accarezzatemi come foste piume, sussurratemi il vostro respiro, che io possa respirare con voi. Sentire così questo dolore farsi a tratti più leggero nella condivisione”.