NATURA

La gentile citazione di Giovanni Pascoli ci introduce a questo arbusto della famiglia delle Rosacee, chiamato “Sorbo dell’uccellatore o Sorbus acuparia”. In antichità i suoi frutti venivano usati per catturare gli uccelli, mentre ora è diventato per loro un posto sicuro dove poter rifocillarsi nella stagione autunnale.

Dopo la maturazione chiamata “ammazzamento” i frutti possono essere usati per fare sciroppi e marmellate. Vanno raccolti tra settembre e ottobre e si lasciano riposare su cassette di legno finché la buccia diventa scura e la polpa soffice.

Il sorbo è considerato da secoli un albero magico, protettivo contro le streghe, i fulmini e gli spiriti maligni. Protegge la casa e aiuta la rigenerazione della vita. Viene chiamato anche “albero dell’ispirazione”, un canto etereo che sgorga dal profondo del cuore. Il suo nome celtico Luis significa fiamma che, infatti, richiama i suoi frutti luminosi e delicati. Nell’antichità vi era chi ne faceva croci con le bacche da appendere davanti a case o stalle e chi collane protettive, soprattutto nelle Highlands scozzesi. Spiriti, magia, mistero, incantesimi creature boschive hanno sempre avvolto le tante leggende intorno a questo arbusto cosi vivace.

Se vi capita di osservarlo, rilassatevi alla sua presenza, fatevi trasportare indietro nel tempo dove la sua Essenza segreta apriva la grande porta della sapienza agli antichi. Il sorbo ci aiuta a vedere e a distinguere, a mantenerci aperti al Divino.